L'accesso venoso intraosseo sta vivendo una nuova giovinezza! Questa tecnica è nota da almeno 80 anni ed era relegata ad essere una tecnica "rescue" nel paziente pediatrico! Forse, a seguito dell'introduzione sul mercato di aghi sterili introducibili per mezzo di un trapanino elettrico, questa tecnica viene enfatizzata anche per il paziente adulto con estrema povertà del patrimonio venoso.
L'accesso intraosseo consiste nel posizionamento di un ago sterile nella spongiosa delle ossa lunghe e piatte, sfruttando il reticolo venoso presente che non collabisce in caso di shock, al contrario delle vene periferiche interessate dalla vasocostrizione successiva alla centralizzazione del flusso ematico verso gli organi nobili. Sedi preferenziali di inserzione dell'accesso intraosseo vengono indicate: tibia prossimale e distale; femore distale (sovramalleolare); sternale. In alternativa clavicolare e radiale.L'uso di questo accesso è enfatizzato per il soccorso extraospedaliero e può rimanere in sede per 24 ore.
La complicanza più temibile è l'osteomielite.
Come operatore dell'emergenza urgenza penso che l'accesso intraosseo è da considerarsi sempre una tecnica "rescue" sia negli adulti che nei bambini, sia nell'emergenza extra che nell' intra-ospedaliera. Dovrebbe essere utilizzata solo quando l'accesso venoso è una situazione di vita o di morte (fluid resuscitation, somministrazione di farmaci in emergenza). Se il tempo lo consente valutare l'approccio ecoguidato delle vene profonde o la visualizzazione all'infrarosso.
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